mercoledì 27 luglio 2022

Donne del nostro tempo

 

Donne del nostro tempo

Di Antonio Attisani


Innanzitutto qui è all'opera l'arte dell'osservazione, da Aristotele a Brecht e oltre posta a fondamento non soltanto del teatro ma di ogni linguaggio e poetica. Marisa Bello pratica il gioco che consiste nello spiare e ritrarre gli altri, soggetti inconsapevoli che poi sfilano in affollati quaderni dove ogni volto e ogni corpo sono molto dettagliati, segnati, molto più che nei quadri della teoria finale: l'abbondanza di segni, lì, è annotazione, prima glossa critica. Il gioco si trasforma poi in una meditazione e ciò che risulta da questa meditazione è una essenza di forma e di colore, un vedere nell'altro la propria autobiografia: l'azione di ogni vero artista.


L’autobiografia, la vita che corre raccontandosi ed esponendosi, è una autobiografia corale. Non parlo mai di un “io” quando parlo di me; non trovo mai un “me” quando indago il mio “io”. È piuttosto nella dimensione del noi (un noi avvolto nell’anonimato di azioni e ritmi inconsapevolmente condivisi) che sprofonda ogni consapevole autobiografia, lasciando esalare dai propri soggetti autografi qualcosa di terzo, quel qualcosa che viene evocato quando davvero accade un teatro.


I contributi raccolti in questa mostra sembrano rinviare tutti a “qualcosa di terzo”, qualcosa che va al di là delle appartenenze singolari e delle private biografie e che insiste come un cuneo appuntito e tenace nelle pieghe di una immagine collettiva, neo-comunitaria, di donne del nostro tempo.


È la declinazione femminile di una pratica poietica, se è vero che non si è poeti per declamare versi, ma per sentire corpi fremere e rivoltarsi nell’atto di una creazione condivisa.


L’esperienza del guardante-lettore ha senz'altro qualcosa di meno potente rispetto a quella del testimone-artista, però il soggetto dello spectare ha facoltà di “mettere in fila” (creare teoria) e rimontare i singoli testi in una visione panoramica.


Come in un Nātyaśāstra, Marisa compila un catalogo di sentimenti e posture esistenziali. Rispettando il mistero, però: contempliamo il vivente, ma senza comprendere appieno il suo carattere e la sua azione.


Donne e colori, gioie e dolori. Ognuna di esse emana un colore dominante ed è contestualizzata in un colore diffuso, un rasa (sapore) deuteragonista. La nudità, poi: quella della pelle è impossibile e si rivela piuttosto nei panni in cui accuratamente ognuna di loro ha scelto di comprendersi.


Donne a volte in posa oppure colte in istantanee, poco importa, è come se tutte avessero scelto accuratamente come essere ritratte nell'atto di offrire la loro più sincera ed enigmatica intimità. Non si intravedono mai drammi evidenti, né commedie o tragedie, ma una quotidianità piena di senso, e dunque di tutto, a varie età.


Sono ritratte qui donne di tutti i mondi, forse a Milano, forse nella metropolitana o in treno o al supermercato, oppure viste in sogno, o spiate mentre si guardano velocemente allo specchio, sempre consapevoli di essere osservate e magari ritratte, però mai disposte a fingere di essere diverse da quello che sono, straordinariamente normali, uniche.


I colori a prima vista sembrano pieni, ma poi si rivelano ricchi di sfumature, come un cielo lontanissimo di nuvole colorate: non sono l'ultimo orizzonte ma il sipario socchiuso sull'universo.

L'arte dell'osservazione e del ritratto diventa così una cosmologia segreta.

Le opere sono visibili QUI


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